Il tema che vi proponete di affrontare e scandagliare nei suoi diversi aspetti è indubbiamente di grande rilevanza e non solo da un punto di vista prettamente scientifico, ma anche in prospettiva più globalmente antropologico e sociale. Le nuove tecniche di intervento già felicemente sperimentate e sulle quali intendete approfondire le vostre riflessioni e accrescere la vostra competenza, possono infatti aprire non poche persone alla speranza e aiutarle ad affrontare il momento sempre delicato e spesso traumatico della malattia, sia con maggiori prossibilità di debellare il tumore, sia con più ampie possibilità di permettere ai pazienti di condurre una vita nella quale i disagi vengono sensibilmente ridotti. Le accresciute possibilità di ritorno alla funzionalità fisiologica, evitando i gravi disagi ai quali erano destinati i pazienti stomizzati, una maggiore possibilità di continuare a condurre un’esistenza ricca di relazioni ad ogni livello e di rapporti e responsabilità in ambito sociale e lavorativo, lo stesso vantaggio economico derivante dalla sensibile diminuzione dei costi assistenziali sono tutti fattori che concorrono a fare delle tecniche conservative e ricostruttive un importante progresso della scienza medica, posta a servizio della vita delle persone e della sua qualità.
La creazione e l’utilizzazione di supporti tecnologici sempre più perfezionati e di tecniche operatorie sempre più conservative, senza intaccare tuttavia l’efficacia terapeutica dell’approccio chirurgico, rappresentano per tutti un motivo di impegno ulteriore. Nelle stesse tecniche possiamo vedere uno di quei molteplici "segni di speranza" ai quali fa cenno il Papa nell’enciclica Evangelium vitae, quando sottolinea che "la medicina, promossa con grande impegno da ricercatori e professionisti, prosegue nel suo sforzo per trovare rimedi sempre più efficaci" e annota che "risultati un tempo del tutto impensabili e tali da aprire promettenti prospettive sono oggi ottenuti a favore della vita nascente, delle persone sofferenti e dei malati in fase acuta o terminale".
L’auspicio, è che queste tecniche possano essere sempre più perfezionate e diffuse e che possa diminuire il numero delle persone costrette a interventi demolitivi e seriamente invalidanti.
