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MILANO. La scoperta dell'Istituto nazionale tumori. Il dottor Ermanno Leo: «Dna anomalo nel sangue» (Giornale di Sicilia )
MILANO. (cn) Il tumore, nella sua follia proliferativa non è molto cauto. Questo «ladro della salute», lascia in giro delle impronte. E la scienza medica è oggi in grado di seguirle e capirle. A Milano, all'Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori, hanno scoperto che nel sangue dell'individuo affetto da cancro c'è una grande quantità di Dna anomalo.



«Nel tumore, non tutte le cellule vivono, quelle morte vengono portate via dall'organismo attraverso il sangue e, nel circolo, si osserva una grande quantità di Dna anomalo, cosa che non si verifica nelle persone sane», spiega il dottore Ermanno Leo direttore dell'unità di chirurgia colon-rettale dell'Istituto dei tumori milanese.


Come siete arrivati alla scoperta?


«Era stata osservata un'associazione tra tumore del polmone e un'anomala circolazione di Dna nel sangue. Abbiamo pensato che la stessa cosa potesse verificarsi per quello del colon-retto, il secondo tumore per incidenza e mortalità dopo quello, del polmone. Insieme al dipartimento di chirurgia sperimentale del nostro istituto, diretto dal dottore Marco Pierotti, abbiamo iniziato ad indagare».

Con quale risultato?


«In tutti i pazienti osservati, più di un centinaio, fino al giorno prima dell'intervento chirurgico era presente nel sangue una quantità impressionante di Dna legato all'anarchica vita delle cellule cancerose. Riesaminati gli stessi pazienti a quattro e dieci mesi di distanza dall'operazione, abbiamo osservato una caduta netta di questo Dna circolante».


Cosa significa?



«Che ora disponiamo di un possibile test per valutare la malattia, la sua aggressività, l'esito dell'intervento di asportazione del tumore. Nella nostra sperimentazione, solo in due casi la quantità di Dna circolante non si è abbassato: il cancro era in stato avanzato e la chirurgia non era da considerare curativa».


Il nuovo test potrà avere una ricaduta sulla selezione delle terapie?


«Certamente. Le conoscenze attuali non ci permettono discriminazioni terapeutiche a seconda della gravità della malattia. Ora, ci aspettiamo di potere valutare l'aggressività del tumore, scegliere il modo migliore d'intervento, evitare gli accanimenti terapeutici, appurare i risultati della cura. Saremo pronti entro il 2003».


II test potrà essere utilizzato anche per tumori diversi da quelli del colon-retto?
"Lo abbiamo studiato su questo tipo di tumore perché è la nostra specialità. Gli studi sono a disposizione di tutti. Importante è la collaborazione tra chi fa ricerca e chi cura».


CARMELO NICOLOSI
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