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Tumore al colon identificato a milano il test che consente la diagnosi precoce solo con un prelievo (Corriere salute)
Il tumore è un nemico che lascia impronte qua e là nel nostro organismo. E la scienza medica ha imparato a "leggerle", queste spie. Particolari sostanze diluite nel sangue o specifici tratti genetici nel cuore delle cellule che forniscono "dritte" preziose sul comportamento della malattia. Ebbene, la lista dei "marker tumorali" (così si chiamano questi utili "informatori") potrà annoverare un nuovo, promettente e attendibilissimo test.

SEGNALI ANARCHICI

Viene utilizzato all'Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori di Milano, grazie al lavoro dell'Unità di chirurgia colo-rettale, capitanata dal dottor Ermanno Leo, a braccetto con il Dipartimento di oncologia sperimentale diretto dal dottor Marco Pierotti (coadiuvato dai dottori Milo Frattini e Debora Balestra). Campo dell'indagine: i tumori del colon e del retto. «Si è voluto applicare in questo ambito un dato già osservato studiando il cancro polmonare» ci spiega Leo. «Si è visto in pratica che la presenza della malattia polmonare è associata a un aumento nel sangue dei livelli di "Dna circolante"», un marker legato all'anarchica vita delle cellule tumorali. Da qui l'ipotesi: e se le cose stessero così anche sul fronte del cancro al colon-retto? Sono bastati circa dieci mesi di osservazioni su un centinaio di pazienti per emettere il verdetto: «Con la malattia in atto e prima dell'intervento chirurgico, i livelli di questo "Dna circolante" risultano in effetti parecchio alti,» dice Leo «ma si abbassano altrettanto notevolmente nel giro di 4 mesi dopo l'operazione». Si sta cercando adesso di sondare la validità del test "a lungo termine", per vedere se un'eventuale ripresa del male coincida con una nuova impennata del marker. E in un caso è già stato possibile verificarlo. Insomma, una sofisticata "macchina della verità" nelle mani degli oncologi per sorvegliare i tumori.

(Edoardo Rosati)

E la chirurgia ora è «conservativa».

La lotta ai tumori del colon-retto è sempre più raffinata. «Decisamente sì - dice Ermanno Leo -. La ricerca del "Dna circolante" è un test non invasivo (un semplice prelievo di sangue) e veritiero: sa fotografare fedelmente l'attività di tali tumori e indicarci le mosse terapeutiche da adottare. Ma stiamo ancora valutando le performance di quest'esame e allo stato attuale non è assolutamente proponibile come test di screening per la prevenzione». La speranza è che presto lo diventi. Com'è del resto diventata realtà la cura conservativa del tumore colo-rettale, messa a punto da Leo, che oggi può evitare al paziente lo strascico del «sacchetto» e ha saputo ridurre le recidive dal 30 all'8 per cento. Risultati importanti, che hanno reso l'Italia centro di riferimento mondiale per la cura di questa malattia.
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