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INTERVISTA AL DOTTOR ERMANNO LEO (di Giovanna Ferrante) (Il Globulo - Adsint)
“La realtà di oggi, rappresenta una soddisfazione che potrei definire personale, perché l'abbiamo creata noi, in Italia; andando contro corrente e contro tante avversità, siamo riusciti a creare una specialità in ciò che prima veniva considerata e trattata come ordinaria chirurgia generale.

Siamo andati o rompere uno schema e siamo riusciti a dare risultati decisamente eccezionali, con una frequenza di successi ed una quantità di casi positivamente risolti, che ci ha consentito di mettere in risalto, a livello mondiale, la nostra tecnica e le nostre capacità di intervento. "

"L'aver collaborato, all'inizio degli anni '90 con i colleghi francesi per la possibilità di curare i pazienti affetti da tumore del retto senza più costringerli a portare i segni di una mutilazione irreversibile, il famigerato sacchettino sull'addome, ha spinto me e la mia equipe a realizzare un programma innovativo che trova oggi consenso scientifico ad ogni livello. "

Chi parla così è il Dottor Ermanno Leo, Direttore dell'Unità Operativa di Chirurgia dell'Apparato Digerente Colon-Retto dell'istituto dei Tumori di Milano.

"L'esperienza professionale mi ha portato a combattere le demolizioni chirurgiche. La tecnica classica rimuoveva intestino malato e intestino sano. L'intervento nelle zone più basse dell'intestino retto a ridosso del canale anale presentava enormi difficoltà per effettuare la ricostruzione, e allora si optava per la soluzione radicale: con l'area colpita dal tumore veniva asportato anche lo sfintere anale sano, l'estremità recisa del colon veniva "cucita" sulla parete addominale e le feci raccolte in un sacchetto esterno."

Prosegue il Dottor Leo:

"Ogni anno 35mila italiani si ammalano di questa neoplasia e 18mila ne muoiono. l tumori del retto e del colon seguono, per incidenza, quelli del polmone. I portatori di ano artificiale sono circa 60mila, una condizione che comporta drammatici costi umani, con grave stato di depressione psichica dell'individuo che dolorosamente si sottrae alta vita di relazione, sia affettiva che sociale e lavorativa. Accanto all'aspetto umano importantissimo, al rispetto del quale la medicina non si può sottrarre, perché il corpo del paziente deve poter conservare sempre la dignità, ci sono anche gli aspetti economici. La spesa quotidiana, che incide sensibilmente, dovuta all'utilizzo di 4-5 sacchetti al giorno accanto alla visione macroscopica delle pensioni di invalidità che gravano sulla spesa pubblica per decine di miliardi."

Il tumore dell'intestino (carcinoma colo-rettale) è uno dei più diffusi, e colpisce con uguale frequenza uomini e donne con una incidenza massima intorno 50-60 anni. E' molto insidioso perché non presenta sintomi, perciò l'arma più importante è quella della prevenzione, un semplice esame per cercare il sangue occulto nelle feci o l'endoscopia per una diagnosi tempestiva.

Il Dottor Leo ha trasformato l'intervento per l'asportazione di questa neoplasia grazie alla ricostruzione dell'ampolla rettale detta "anastomosi colo-anale", una innovativa tecnica operatoria di tipo conservativo che ha l'obiettivo di mantenere l'integrità dell'organo.

"Perché non ricorrere alla tecnologia avveniristica anche in chirurgia?

Un dispositivo che consente di osservare il campo operatorio con ricchezza di dettagli inimmaginabili prima d'ora, con l'utilizzo di un inedito braccio snodabile a cui è collegata una microtelecamera tridimensionale che serve da occhio, posizionato nell'addome e mosso da un operatore, che invia immagini ai chirurghi al lavoro.

Inoltre l'aiuto di questa apparecchiatura rivoluzionaria, un caschetto che amplifica la visione del chirurgo, lo mette in condizione di agire con estrema precisione, quindi di raggiungere sempre più l'obiettivo importantissimo di salvaguardia dei nervi che controllano le funzioni sessuali e vescicali.

Dotato di questa strumentazione chi opera non deve più alzare lo sguardo per controllare le lastre del paziente sui pannelli luminosi, il chirurgo può vederle sul proprio visore e subito tornare a manovrare il bisturi."

Per effettuare l'anastomosi colo-anale messa a punto dal Dottor Ermanno Leo e dalla sua equipe, si opera in due tempi. Nel corso del primo intervento vengono asportati il tratto di intestino retto malato e l'ampolla rettale (un rigonfiamento dell'intestino retto che ha la funzione di trattenere le feci e controllare il meccanismo della defecazione), oltre a tutta la parte di tessuto adiposo che avvolge l'ultima parte del canale intestinale (mesoretto).

II chirurgo costruisce poi una ampolla rettale con l'intestino sano residuo al posto di quella asportata, che viene ancora collegata allo sfintere esterno. Per consentire la cicatrizzazione senza il contatto con le scorie dell'organismo che potrebbero essere fonte di infezione, si esegue una deviazione provvisoria.

Dopo due mesi si esegue un secondo piccolo intervento: si chiude la deviazione e l'ampolla rettale collegata all'orifizio anale può riprendere l'attività intestinale come prima.

La parola ancora al Dottor Ermanno Leo:

"Eseguii il mio primo intervento di questo tipo particolare di chirurgia addominale nel marzo del '90. Quell'anno ne eseguimmo soltanto 12, ora siamo arrivati a circa un centinaio l'anno. Abbiamo oggi la possibilità di accogliere in reparto vent'otto pazienti e abbiamo a nostra disposizione quattro medici dell'Istituto, oltre a tre o quattro specializzandi che seguono l'attività del reparto. Una consistente equipe che sopperisce, a volte, anche alle mie assenze dovute agli impegni legati all'insegnamento presso l'Università di Milano e all'Università La Sapienza di Roma e partecipazione a Congressi.

Dopo 10 anni di questo tipo di chirurgia siamo riusciti a passare dal 30% di recidive all'8,2%. L'istituto del Tumori di Milano ha la possibilità di offrire questo tipo di risposta ai pazienti? Siamo diventati un punto di riferimento per tale patologia? Ne siamo orgogliosi, ma la vittoria sul cancro è l'impegno che vede uniti tutti i medici, è la nostra battaglia quotidiana. Quindi tutti i chirurghi in Italia e all'estero devono poter centrare questi bersagli. Ecco il motivo della realizzazione qui in Istituto, due volte l'anno, di un Master in chirurgia colo-rettale, scandito da lezioni teoriche e pratiche, giornate di studio, videoconferenze, simposi internazionali. La nostra Unità Operativa è diventata punto di riferimento, vogliamo che le nostre acquisizioni divengano patrimonio di tutti."

Il Master di Chirurgia colo-rettale realizzato dall'Unità Operativa dell'Istituto dei Tumori sotto la direzione del Dottor Leo:

"Il nostro primo impegno è quello mantenere un livello alto e di essere sempre al massimo dell'aggiornamento. Quest'anno a novembre faremo la quinta edizione del Simposio Internazionale, dove i partecipanti verranno da tutto il mondo. Questa esperienza è cominciata nel '95 come un tentativo e già allora fu una sfida che ebbe un immediato successo con centinai di partecipanti. Adesso la nostra iniziativa è diventata un appuntamento mondiale.

Oltre a noi chirurghi dell'Istituto, i docenti che vi prendono parte sono i migliori professionisti che provengono dall'Italia e dall'estero (Stati Uniti e Giappone, principalmente) per portare il massimo delle conoscenze e le innovazioni in materia."

"È il primo corso di questo tipo attivato in Italia. Le motivazioni sono due. Innanzitutto la necessità di moltiplicare in Italia i reparti dedicati a questa branca dell'oncologia, peraltro oggi pochissimi non solo nel nostro Paese ma anche in diverse Nazioni europee.

Il secondo motivo è la grande richiesta da parte dei chirurghi di acquisire la tecnica della chirurgia conservativa.

Il Master prevede due corsi annuali di due mesi, lezioni teoriche, partecipazione diretta all'attività chirurgica, videoconferenze con nomi prestigiosi come il Dr. Jeffrey Milsom dal Presbyterian Medical Center di New York e il Dr. Nicolò de Manzini da Strasburgo.

L'impegno del Master è quello di formare chirurghi specializzati a cui affidare l'applicazione e la divulgazione della nuova tecnica in Italia e nel mondo.

Siamo di fronte ad una svolta storica sia scientifica che socio-culturale.

Questa nuova tecnica, questa nostra strategia chirurgica, può permettere di aumentare la percentuale di sopravvivenza anche in casi di patologia avanzata e, questo è importantissimo, salva la qualità della vita e guarisce di più."
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