Areco
5x1000 per Areco

Home - Areco - Spazio stampa

Colon (La macchina del tempo)
Un male insidioso, subdolo, che spesso viene diagnosticato tardi. A tutt'oggi la cura principale per il tumore del colon e del retto è l'intervento chirurgico. Che, però oggi si può affrontare con meno timori. Perché nuove tecniche non comportano più la deviazione permanente del retto. L'operazione si chiama anastomosi colo-anale e in Italia è già stata effettuata con successo su quattrocento pazienti. Il gruppo di malati più numeroso a livello mondiale per quanto riguarda questo genere di intervento.

Tra chi ha effettuato questa operazione c'è anche Paola, un'impiegata di 40 anni. Per lei la diagnosi è stata un vero e proprio shock. Suo padre si era ammalato della stessa forma tumorale e dopo l'intervento la sua vita si era pesantemente modificata. «La caratteristica principale dell'anastomosi colo-anale è di evitare il tristemente noto "sacchettino" che è umiliante e difficile da gestire» spiega Ermanno Leo, chirurgo oncologo specializzato in questo tipo di intervento. Leo, oltre ad essere uno specialista d'avanguardia è anche direttore del reparto di chirurgia colon-rettale dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «Viene asportata la parte di intestino retto colpita dal tumore rispettando le strutture muscolari e nervose che ci sono attorno» prosegue Leo. «In questo modo il chirurgo riesce a ricostruire la parte di intestino che è stata tolta e a ripristinare le normali attività intestinali». L'intervento viene effettuato in due tempi. In una prima delicatissima fase viene effettuata l'operazione vera e propria per recidere il tumore e per effettuare la ricostruzione della parte di intestino mancante. A questo punto viene effettuata una deviazione temporanea per permettere una buona guarigione del tessuto intestinale senza il rischio di infezioni causate dal passaggio delle feci. Dopo un paio di mesi il chirurgo elimina il collegamento temporaneo che aveva fatto con l'esterno e 1'intestino ritorna alla sua attività fisiologica. «Con questo tipo di intervento il rischio di recidive, cioè di ammalarsi nuovamente di tumore del colon-retto si è ridotto addirittura all'8 per cento» puntualizza Leo «Questo accade perché oggi il chirurgo asporta tutto il tessuto grasso che circonda il colon retto dove possono annidarsi cellule tumorali che se non vengono eliminate si moltiplicano. E causano il ritorno della malattia». Insomma: le tecniche chirurgiche si affinano. E per i malati di tumore al colon è sempre più fondata la fiducia in una pronta e completa guarigione.
Copyright © 2017 Areco - Privacy | Disclaimer
Powered by Dolomiti.it Srl